The Ladybug apre le porte del suo Vintag shop: un tour virtuale nel mio mondo vintage!

IMG_8961-001

IT: Poco più di un mese fa vi ho raccontato del mio sogno nel cassetto che è diventato realtà grazie a Vintag, la prima mobile app interamente dedicata al vintage per vendere e comprare online, grazie a cui ho finalmente creato quel negozio vintage che desideravo avere sin da quando ero una bambina che giocava con i vestiti della nonna.

Oggi invece voglio farvi entrare virtualmente nel mio negozio Vintag per raccontarvi cosa c’è dentro ed accompagnarvi in mezzo ad ognuno (o quasi!) dei pezzi che potete trovarci dentro perché ognuno di loro ha una storia da raccontare: un viaggio, un ricordo, un pezzo di un mondo lontano nello spazio e nel tempo.  Purtroppo non sempre ho il tempo di raccontarlo quando descrivo i pezzi che vendo, per questo ho deciso di farlo qui per cui mettetevi comodi, il tè e i pasticcini li offro io!

Il mio negozio si chiama TheLadybugChronicles, come il mio blog, un nome a cui tengo molto perché legato a tanti ricordi e perché rende l’idea del racconto: io – l’avrete capito – amo raccontare! In questo caso lo faccio tramite abiti, scarpe, borse, cappelli e altri accessori assolutamente originali (solo in pochi casi si tratta di riproduzioni in stile retrò e comunque lo specifico sempre) acquistati in Italia o in giro per il mondo in mercatini vintage, charity shop, negozi vintage e second-hand, fiere e addirittura qualche pezzo originale della mia infanzia come i maglioni Naf Naf o il cardigan e le felpe Best Company (queste ultime già vendute…chi di voi non le portava negli anni 90?) o giacche acquistate alla Montagnola di Bologna quando ero ancora una studentessa universitaria (doppiamente vintage!).

I miei pezzi quasi sempre raccontano un viaggio: alcuni vengono da Parigi, New York, Londra, Dublino, Francoforte, Lubiana e da tanti altri luoghi in cui ho scoperto un pezzo di vintage da portare con me. Alcuni li ho davvero scovati come si trova una perla in mezzo a tante cianfrusaglie come le scarpe rosse di Bally (un ritrovamento che mi ha quasi emozionato al Salvation Army di New York) o quelle di Escada e di Marc Jacobs (reperite in un negozietto di seconda mano a Francoforte in mezzo a tante scarpe vecchiotte e malandate) o ancora il cerchietto di Pucci (“abbandonato” in un charity shop di New York).

IMG_E5276-001

Ci sono pezzi easy anni 80 acquistati nei vari negozi Humana nel mondo (soprattutto abitini e camicie) o in mercatini e charity shop di tutto il mondo insieme a pezzi rarissimi di designer come gli occhiali trasparenti con gli strass di Yves Saint Laurent (un pezzo unico, anni 80, acquistato alla Fiera del Vintage di Padova) e quelli a gatto di Dior (un pezzo tra i miei preferiti in assoluto, recuperati da un’ottica in chiusura che li aveva in magazzino, così come quelli iconici e introvabili di Silvano Naldoni a farfalla rosa e azzurri) o quelli anni 80 sempre di Dior con il vecchio logo “CD” sulle aste laterali acquistati alla Fiera del Vintage di Forlì in una delle sue primissime edizioni.

IMG_E5279-001

E tanto altro ancora: cappe e pellicce vintage acquistate dalle vecchiette che vendono i loro pezzi davanti alle chiese per beneficenza; cappellini retrò per tutti i gusti e di tutte le forme/epoche provenienti da charity shop londinesi o da mercatini vintage di mezza Europa; pochette anni 80 che collezionavo ogni volta che mi recavo a Londra (praticamente una volta all’anno) dove si possono trovare le borsette vintage più belle in assoluto; abiti acquistati online o recuperati a casa di persone che svuotavano armadi e soffitte; stivali texani originali americani acquistati a New York in ottime condizioni.

IMG_E5282-001

E poi ci sono io, non solo a preparare pacchetti e a imbustare vestiti e scarpe per metterli in viaggio verso le vostre case e i vostri armadi con la gioia di sapere che troveranno presso di voi tanto amore e tanta cura. Ci sono io perché tutti questi pezzi non sono stati comprati per essere venduti, ma li ho comprati per me, perché li ho amati sin dal primo momento e perché li volevo con me. Sono cose che ho scelto per il mio gusto e che per qualche motivo non indosso più perché non mi stanno più bene o perché non c’è più spazio nei miei armadi e in qualche modo devo lasciarle andar via. A volte provo un certo dispiacere quando vendo dei pezzi a cui sono molto legata perché vorrei tenerli ancora: riguardo le foto in cui li indossavo con un po’ di nostalgia, ma sapere che andranno nelle mani di un altro amante del vintage mi rende più tranquilla perché è come consegnare qualcosa di tuo a qualcuno di cui ti fidi perché se ne prenda cura al posto tuo. E’ per questo che sono felice di avere uno spazio in una community come Vintag, perché so che chi acquista un mio ricordo personale lo amerà e ne avrà cura come se fosse un suo ricordo.

Se vi va contattatemi prima di acquistare un pezzo e sarò felice di raccontarvi qualcosa della sua storia, perché possiate anche voi tenerla viva. Sono certa che anche voi, come me, conservate quei piccoli oggetti che spesso si trovano nelle borse vintage (un penny, cento lire, una forcina, uno specchietto, un foglio di carta ingiallita) perché fanno parte della storia dei quell’oggetto. Ecco, allo stesso modo quando acquistate un pezzo da me vorrei lasciarvi un ricordo di cosa quel pezzo ha vissuto mentre era insieme a me.

EN: Last month I told you the story of my childhood dream turning into reality thanks to Vintag, the first mobile app completely dedicated to vintage, to buy and sell online. I finally created the vintage shop that I dreamed of when I was a child playing with my granny’s clothes!

Today I want to let you virtually tour my Vintag shop and to tell you what you can find, the story behind each piece of the shop (well, some of them!) because they all have a story to be told: a trip, a memory, a little piece of a world faraway from here in space and time. Unfortunately I don’t always find the time to tell their story when I sell them, so I decided to do it here. Then take a seat, tea and pastries are offered!

The name of my shop is TheLadybugChronicles, which is also the name of my blog: this name is important to me because it contains a lot of my childhood memories including the idea of chronicling. As you probably understood I love telling stories! In this case I do it through clothes, shoes, bags, hats and other original vintage accessories (rarely through retro style repros and in these cases I always say that the piece is not original vintage) that I bought in Italy or throughout the world in vintage markets, charity shops, vintage and second-hand shops, vintage fairs and even some own original childhood pieces (the Naf Naf jumpers or the Best Company cardigan and sweaters – already sold – that were so incredibly popular in Italy in the 90s or some vintage pieces that I bought at the Montagnola market in Bologna when I was a student at University – double vintage!).

Most of the times the objects that I sell tell a story about traveling: some come from Paris, New York, London, Dublin, Frankfurt, Ljubljana, and many other places in the world where I found a vintage piece that I wanted to bring home with me. Some of them were real pearls found in the middle of junk pieces, like the red Bally shoes (an emotional find in the Salvation Army in New York), or the Escada and Marc Jacobs shoes (found in a second-hand shop in Frankfurt in the middle of old shoes in bad conditions) or the Pucci headband (“abandoned” in a charity shop in New York).

IMG_E5278-001

There are many “easy” 80s pieces bought in as many Humana shops in the world (especially dresses and shirts) or in markets and vintage shops all over the world, along with rare designer pieces such as the Yves Saint Laurent transparent sequined eyeglasses (a very rare piece from the 80s bought at the Vintage Fair in Padua) and the cat-eye Dior sunglasses (one of my favorite pieces ever, found in the warehouse of a frames shop going out of business – same story for the iconic and impossible to find Silvano Naldoni pink and blue butterfly sunglasses) or the 80s Dior eyeglasses with the old “CD” logo on the side that I bought at one of the first editions of the Vintage Fair in Forlì.

IMG_E5277-001

And so much more: vintage capes and fur coats bought from the old ladies selling pieces for a good cause outside the churches; retro hats for every style and era coming from London charity shops or vintage markets from all over Europe; 80s clutches that I used to collect every time that I was in London (basically once a year) where there are the best vintage bags ever; dresses bought online or “rescued” from people emptying closets and attics; original Texan boots bought in New York and in great conditions.

IMG_E5283-001

And then there is me: not only me preparing packages and putting dresses and shoes inside to send them around the world to your houses and wardrobes with the joy of knowing that they will find love and care from you. There is me because all of these pieces were not bought to be sold, I bought them for me, because I loved them at first sight and I wanted them with me. I chose them following my taste and for some reason I don’t use them anymore or there is no more space in my wardrobe to keep them and in some way I have to let them go. Sometimes I feel sad when I sell pieces that have a meaning to me because I want to keep them: I look back nostalgically at pictures where I wore them but knowing that they will be in the hands of another vintage lover makes me feel better; it is like giving something that you care for to someone you trust for him/her to take care of it at your place. This is why I am happy of having my own space in a vintage community such as Vintag, because I know that the person that will buy one of my personal memory will love it and will take care of it as if it was his or hers.

If you like I would be happy if you contact me before buying a piece from my shop, so that I can tell you something about its story for you to keep it alive. I am sure that you, like me, treasure the small objects that we often find in vintage bags (a penny, an hairpin, a small mirror, an old piece of paper) because they are part of the story of the object. Well, in the same way I would love that when you buy from me, I can leave you a memory of that piece when it lived with me.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

w

Connecting to %s